Categoria: Assicurativo, Responsabilità Civile & Gestione Grandi Risarcimenti

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Novità della Cassazione sulla risarcibilità del Colpo di frusta

Nel 2019 la giurisprudenza di merito aveva confermato la non rimborsabilità del c.d. colpo di frusta in assenza di una indagine radiologica, nell’intento di limitare il flusso eccessivo di richieste risarcitorie da parte di conducenti e passeggeri coinvolti in incidenti stradali.
Tale orientamento, promosso all’interno del Decreto cresci Italia, seppur apparisse decisamente limitativo, era stato più o meno accettato da parte degli addetti ai lavori, i quali negavano nella pratica la possibilità di ottenere un risarcimento del danno nel segmento delle micro permanenti in assenza di una conferma radiologica.

La Corte di Cassazione con l’Ordinanza 9865/2020, ha oggi cassato tale orientamento, affermando che, con riferimento al colpo di frusta, ove sussista una indagine clinica approfondita che accerti in modo obbiettivo e riscontrabile il danno lamentato, l’indagine strumentale non sia obbligatoria.
In attesa di conoscere l’esito del giudizio di rinvio, è indubbio che il recente arresto della Suprema Corte sembrerebbe confermare che la risarcibilità del colpo di frusta, ove il risultato del danno sia stato oggettivamente riscontrabile,trovi un limite solo nel criterio anamnestico, in cui la sussistenza di un danno permanente sia basata sulla mera dichiarazione del paziente.
Spiega la Cassazione che il decreto Cresci Italia, esclude la risarcibilità solo in caso di accertamenti che non possano essere effettuati in modo obiettivo, senza imporre necessariamente il metodo strumentale.
Il colpo di frusta, pertanto, può essere validamente accertato in modo clinico e visivo,limitando la diagnostica per immagini solo ai casi di stretta necessità.

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Il danno morale soggettivo, per essere risarcito, deve essere tempestivamente allegato nell’atto di citazione

Corte di Cassazione24 Aprile 2020

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Il caso. Nell’ambito di un giudizio avente ad oggetto la richiesta di risarcimento dei danni derivati da sinistro stradale, la Corte territoriale respingeva l’appello proposto dai danneggiati per il mancato riconoscimento del danno morale soggettivo subito in proprio dalla madre a seguito della morte del figlio durante l’incidente. In particolare, i Giudici rilevavano la tardività delle allegazioni nell’atto di citazione relative al danno biologico sofferto dalla madre in termini di lesione nella sfera psichica.

Autonomia delle singole voci di danno non patrimoniale. Proposto ricorso per cassazione, i Giudici di legittimità affermano che qualunque sottospecie o tipologia di danno alla persona non può sfuggire al principio di allegazione e di prova che regola il processo civile. Infatti, è stato più volte affermato che «possono essere risarcite plurime voci di danno non patrimoniale, purché allegate e provate nella loro specificità, e purché si pervenga ad una ragionevole mediazione tra l’esigenza di non moltiplicare in via automatica le voci risarcitorie in presenza di lesioni all’integrità psico-fisica della persona con tratti unitari suscettibili di essere globalmente considerati, e quella di valutare l’incidenza dell’atto lesivo su aspetti particolari che attengono alla personalità del danneggiato». Tale principio discende proprio dalla volontà della giurisprudenza di legittimità di riconoscere un’autonomia interna alle diverse voci di danno non patrimoniale, valevole anche sul piano processuale proprio per evitare la duplicazione delle voci risarcitorie. Questa autonomia strutturale, così come voluta dalla giurisprudenza, implica che laddove sia dedotta o provata l’esistenza di un pregiudizio inerente alla sfera interiore o psichica della persona, non avente base medico-legale, esso dovrà formare oggetto di separata allegazione, valutazione e liquidazione, posto che soltanto in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali allegate dal danneggiato è consentito al giudice, con motivazione analitica, incrementare le somme dovute a titolo di risarcimento. A tal proposito, la Corte ricorda che non esiste alcun automatismo tra danno biologico e danno morale, anche quando il primo attiene alla sfera psichica del soggetto. Entrambi vanno allegati e provati nell’ambito del contraddittorio tra le parti. Nella fattispecie, avendo omesso le parti di allegare nell’atto di citazione il separato pregiudizio del danno morale soggettivo, la Corte territoriale ha correttamente rigettato la pretesa relativa alla liquidazione dello stesso. Pertanto, sulla scorta dei principi riportati, la Cassazione ha concluso per il rigetto del ricorso con conseguente condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio

(fonte giustizia.it)

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Vademecum dei rimborsi al tempo del Coronavirus

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Le restrizioni da Corona virus hanno modificato le nostre abitudini impedendo moltissime attività, sociali, sportive, culturali.

Seppur sia di naturale percezione il principio per cui  “chi paga per avere un servizio che poi, non per sua colpa, non viene effettuato, abbia diritto di essere rimborsato” moltissimi sono io dubbi che ci poniamo quotidianamente.

Di seguito abbiamo esaminato alcuni profili dei servizi e delle spese rimborsabili a seguito delle recenti direttive del Governo.

Atteso il periodo delle festività pasquali, la problematica più diffusa è sicuramente quella relativa ai Viaggi organizzati (pacchetti turistici), ai voli, alla biglietteria ferroviaria ed ovviamente alla prenotazione delle strutture alberghiere.

Al fine di dare una tutela più specifica lo studio Collavini si è avvalso della collaborazione con il portale turistico Salvaviaggio.com e con altre associazioni di categoria.

Esaminiamo seppur brevemente le problematiche relative al segmento turistico, invitando tutti i lettori a contattarci, via e mail su info@collavinilawfirm.com o info@salvaviaggio.com.

TRASFERIMENTI: aerei, marittimi e ferroviari sino al 4 maggio 2020

Come in tutti i servizi anche quello dei viaggi è necessario effettuare differenti valutazioni a secondo del periodo in cui il servizio di trasporto doveva essere eseguito.

In caso di trasferimenti previsti sino al 4 maggio 2020, allo stato, sussiste un divieto assoluto configurante una oggettiva “impossibilità di fruire della prestazione”.

Come più volte chiarito nei precedenti interventi, i principi che disciplinano l’obbligo restitutorio da parte dei vettori aerei, marittimi e ferroviari sono previsti nel codice civile.

In particolare, non ritenendo congruo applicare i principi sulla impossibilità temporanea con riferimento a spostamenti che avevano una specifica connotazione temporale ed interesse per il consumatore, è corretto richiamare i principi dell’art.1463 c.c. che, con riferimento “all’impossibilità totale”, prevedono l’obbligo di restituzione del denaro da parte del fornitore del servizio.

Negare questo diritto determinerebbe un indebito trattenimento di somme da parte dei fornitori del servizio di trasporto.

Nel trasporto aereo, tale principio è altresì specificato nell’art. 945 e 946 del codice della Navigazione, che obbliga in caso di impossibilità sopravvenuta del passeggero alla restituzione integrale del prezzo del biglietto aereo.

Importante, pertanto, richiedere immediatamente, ed in ogni caso entro 30 giorni dalla data di partenza, il rimborso integrale alle compagnie aeree, assicurandosi di aver correttamente formalizzato la domanda (meglio inviare una PEC piuttosto che richiedere il rimborso sui siti dei vettori, se il form non preveda una ricevuta di conferma).

Grazie all’ausilio del Team Salvaviaggio.com (vai al form) stiamo disponendo gratuitamente il rinnovo delle domande risarcitorie a tutti i vettori e società di trasporto, garantendo una immediata azione risarcitoria in caso di mancato rimborso nel termine di 15 giorni.

Nonostante i fornitori di servizi stiano tentando di offrire voucher o cambi date, la nostra opinione è quella di rifiutare tale forma alternativa di rimborso, in quanto, aleatoria e non sicura.

Sulle modalità di rimborso, in attesa di ricevere chiarimenti, vi invitiamo a leggere alcuni nostri interventi sulla scorta dei principi della CGUE

TRASFERIMENTIi E VIAGGI SUCCESSIVI AL 4 MAGGIO 2020

Al momento, per tutti i trasferimenti previsti successivamente al 4 maggio 2020, non ci sono oggettive preclusioni e pertanto, devono considerarsi consentiti.

I vettori aerei che cancellano voli per tali date, in assenza di un aggiornamento sulle restrizioni che deve anche tenere conto della situazione generale negli altri Stati, dovrebbero rispondere del relativo inadempimento.

Quanto al trasporto aereo, ad esempio, la disciplina è demandata alla Convenzione di Montreal, che espressamente prevede la risarcibilità del danno da ritardo aereo. Tale principio è richiamato anche all’interno di un Regolamento europeo (Ce 261/04), che, in caso di cancellazione, oltre alla restituzione del prezzo del biglietto aereo entro 7 giorni, prevede in via anticipatoria, in mancanza tempestiva comunicazione nei 14 giorni precedenti il volo, anche una compensazione pecuniaria anticipatoria di 250, 400 e 600 euro a seconda della distanza in caso di cancellazione o ritardo aereo di almeno 3 ore.

Ovviamente, una eventuale richiesta di risarcimento dovrà essere supportata da una attenta analisi della situazione e della condotta del vettore. E’ notorio infatti, che spesso, le cancellazioni ed i ritardi siano determinate da scelte commerciali dei vettori aerei in violazione dei diritti dei passeggeri.

Ogni assistenza e chiarimento è disponibile attraverso i nostri contatti dedicati.

 VIAGGI ORGANIZZATI (all inclusive)

La situazione non cambia per i viaggi tutto compreso.

Il divieto di spostamento imposto dal Governo trova una risposta nel c.d. Codice del Turismo (Dlgs. 79/11).

Tale Decreto all’art.41 prevede che in caso di circostanze inevitabili e straordinarie verificatesi nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze e che hanno un’incidenza sostanziale sull’esecuzione del pacchetto o sul trasporto di passeggeri verso la destinazione, il viaggiatore ha diritto di recedere dal contratto, prima dell’inizio del pacchetto, senza corrispondere spese di recesso, ed al rimborso integrale dei pagamenti effettuati per il pacchetto, ma non ha diritto a un indennizzo supplementare.

Anche in questo caso, attesa la conferma di un diritto restitutorio in capo al turista è sempre consigliabile pretendere un rimborso in denaro.

Come criticato, il voucher o il cambio data, seppur previsti nella prima stesura del decreto cura italia, non rappresentano una soluzione bilanciata per i consumatori i quali verrebbero esposti ad una novazione con inique condizioni contrattuali in violazione dei principali regolatori della materia e dei cardini di uguaglianza costituzionale.

Anche in questo caso ogni comunicazione con l’organizzatore del viaggio deve avvenire in modo formale, con espressa richiesta di rimborso economico, sottolineando la mancanza di interesse ad un voucher.

Seppur sussista il timore di un emendamento che obblighi i turisti all’accettazione dei un voucher, lo studio collavini insieme con la Salvaviaggio.com sta già lavorando ad una azione diretta a far rilevare l’incostituzionalità di un simile provvedimento.

STRUTTURE RICETTIVE (ALBERGHI B&B)

La disciplina di urgenza prevista dall’art. 88 del decreto Cura-Italia e le disposizioni di cui all’articolo 28 del dl 2 marzo 2020, n. 9 si applicano anche ai contratti di soggiorno da svolgere entro il 4 maggio 2020.

Per i soggiorni prenotati sino a tale data sussiste il diritto del consumatore ad ottenere la restituzione delle somme versate.L’albergatore non può pretendere il pagamento da parte del turista e dove ricevuto un anticipo deve restituirlo.

VIAGGI SCOLASTICI E D’ISTRUZIONE

La restrizione del governo nel limitare l’accesso agli istituti scolastici adottando forme di didattica a distanza (c.d. DOD) ha impedito, ovviamente, sia i viaggi d’istruzione all’estero, sia le gite scolastiche programmate per l’a primavera 2020. Anche in questo caso, si configura una impossibilità sopravvenuta di fruire della prestazione da parte degli studenti, con diritto degli studenti a vedersi restituito integralmente il corrispettivo integralmente corrisposto. Nella pratica numerose sono le problematiche, in relazione alle modalità con cui tali viaggi o gite sono state acquistate o prenotate.

Pur confermando la sussistenza del medesimo principio restitutorio, invitiamo le istituzioni scolastiche, gli organizzatori e gli stessi studenti a contattarci per una valutazione gratuita diretta ad inquadrare e valutare specificatamente ogni profilo della problematica.

Sussistono anche in questo caso molteplici rischi nell’accettare dei voucher che tuttavia   attesa la natura didattica di tali viaggi, potrebbe essere ventilata per alcune categorie se sufficientemente garantita.

Ribadiamo pertanto l’importanza di una consulenza specifica per affrontare tutti i profili di una accordo risolutivo.

NIDO, ASILO, MENSE SCOLASTICHE

Il pagamento delle rette e dei servizi scolastici è una delle problematiche più attuali in questo momento.

Gli istituti scolastici paritari così come quelli privati, infatti, nonostante la sospensione delle attività didattiche (frontali) richiedono ugualmente il pagamento integrale delle rette.

I genitori, si trovano quindi costretti a pagare ingiustamente servizi nella paura che un contenzioso con l’istituto si riversi sulla vita scolastica dei propri figli. Come già chiarito nei precedenti articoli in merito a tale questione, per i servizi dell’infanzia e per la scuola primaria nel primo anno, li dove non sussiste una effettiva autonomia del minore per accedere autonomamente alla didattica a distanza, riteniamo sussista l’obbligo di restituzione integrale della retta.

Nei casi un cui, invece, l’istituto fornisca tutti i supporti “strutturali” (computer materiale didattico) e lo studente avesse la possibilità di accedere ad una esaustiva didattica a distanza, si dovrà verificare una riduzione delle rette originariamente previste.

Lo scenario che si sta configurando, purtroppo e quello di un braccio di ferro con gli istituti, che si limitano a ridurre in modo irrisorio le rette, decurtandole del prezzo dei servizi mensa o delle attività integrative, ovviamente non fisicamente fruibili dallo studente.

E’ dunque essenziale soffermarsi sul principio della garanzia di una didattica a distanza fattivamente fruibile da parte dell’alunno.

Anche in questo caso è necessaria una valutazione attenta caso per caso, per analizzare la congruità del sistema di didattica integrativa a distanza messo a disposizione da parte dell’istituto.

Nel caso tale metodo alternativo non sia sufficiente sarà necessario contestare tempestivamente all’istituto la volontà di non accettare tale forma di didattica a distanza in quanto insufficiente.

CORSI VARI: LINGUA, MUSICA, CUCINA, ETC.

L’impossibilità di circolare se non per lo svolgimento delle esigenze primarie determina l’impossibilità di fruire di ogni servizio non essenziale.

Rientrano in tale categoria tutti i corsi privati (cucina, lingue, scuola guida, musica …),con conseguente interruzione dei pagamenti e dovuta restituzione degli importi corrisposti per le mensilità in cui tali corsi non potranno essere fruiti.

Tale sospensione, atteso il venir meno dell’oggetto del contratto, determina i medesimi effetti anche su eventuali contratti di finanziamento, nel periodo di sussistenza della impossibilità.

Molte società stanno proponendo agli iscritti la possibilità di effettuare i corsi a distanza anche con l’ausilio di video e tutorial.

Attesa la novazione delle condizioni contrattuali, tale possibilità è subordinata all’accettazione del consumatore il quale in mancanza potrà pretendere il rimborso integrale.

UNIVERSITA’

Differente il discorso per le rette universitarie la cui didattica educativa è espressamente prevista.

Nel Decreto “Cura Italia” è fatto specifico riferimento al segmento Universitario. All’art. 101, 5 comma è previsto espressamente che, qualora l’istituto universitario sia in grado di sostituire i corsi frontali con iniziative a distanza, queste “sono valide ai fini del computo dei crediti formativi universitari, previa attività di verifica dell’apprendimento nonché ai fini dell’attestazione della frequenza obbligatoria”. Dunque, se l’ente universitario fornisce servizi adeguati, lo studente non può opporsi alla prosecuzione del contratto e quindi al pagamento dei relativi oneri.

PALESTRE, PISCINE, CENTRI RICREATIVI E CULTURALI

Per le medesimi motivazioni previste per i corsi è dovuto il rimborso delle quote di servizi periodici in abbonamento (come palestre, ski-pass, ecc…)che non potranno essere fruite attesa l’imposta sospensione. In molti casi il diritto alla restituzione della quota di iscrizione viene trasferito sull’abbonamento futuro così estendendo il termine dello stesso.  Sono ovviamente strategie commerciali ipotizzabili, che, tuttavia, necessitano sempre dell’adesione del consumatore il quale sarà sempre libero di manifestare la volontà di ottenere il rimborso della quota parte dell’abbonamento non fruito.

CONCERTI, SPETTACOLI TEATRALI, EVENTI VARI

Seppur in forma non condivisibile il Decreto Cura Italia è intervenuto anche con riferimento alle modalità di restituzione della biglietteria per concerti, spettacoli teatrali ed eventi in genere.

Il Decreto, senza alcuna valutazione degli effettivi interessi dei consumatori, prevede che ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile, ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di acquisto di titoli di accesso per spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, e di biglietti di ingresso ai musei e agli altri luoghi della cultura.

I soggetti acquirenti presentano, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, apposita istanza di rimborso al venditore, allegando il relativo titolo di acquisto. Il venditore, entro trenta giorni dalla presentazione della istanza di cui al primo periodo, provvede all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall’emissione.

Non sembra quindi prevista la restituzione delle somme, ma solo un buono da utilizzare obbligatoriamente entro un anno.

CANONI DI LOCAZIONE

Il Governo italiano non ha formalmente previsto la sospensione dei canoni di locazione con riferimento agli immobili ad uso abitativo, né a ben leggere di quelli destinati ad uso diverso.

L’unico intervento regolatore, infatti, è stato rivolto agli immobili utilizzati come negozi o botteghe. L’art. 65, d.lg. n. 18/2020 (c.d. Cura Italia), in particolare, si limita a prevedere in favore del conduttore un credito di imposta pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1– Negozi e botteghe.

Tale vantaggio fiscale, è ovviamente, previsto solo nel caso i canoni siano effettivamente pagati. L’art. 91 di tale decreto, inquadrando la situazione di emergenza da Covid 19, introduce due importanti principi:

Il primo relativo alla responsabilità del debitore ai sensi dell’art 1218 c.c. e 1223 c.c. in tale scenario l’art. 91 ha giustificato il ritardo nel pagamento del canone escludendo che lo stesso sia qualificato come responsabilità del debitore, anche ai fini dell’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse  a ritardati o omessi adempimenti.

Importante applicazione di tale principio potrebbe trovare approdo per giustificare il ritardato o mancato adempimento da parte dell’impresa nei contratti di appalto, per esempio per sospensione unilaterale dei cantieri a causa delle difficoltà di garantire la sicurezza dei lavoratori o di organizzare l’azienda o difficoltà di reperire strutture alberghiere o vitto in caso di trasferte ecc….)

Unico riferimento agli immobili ad uso abitativo è previsto nell’Art. 103, comma 6, d.l. n. 18/2020 in base al quale l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020. 

Pertanto, non è stata consentita nessuna sospensione.

Nonostante l’obbligo dei conduttori di continuare a pagare regolarmente il canone, è, in ogni caso, altamente consigliabile raggiungere un accordo temporaneo o di rinegoziazione dei canoni in linea con l’attuale scenario economico, al fine di un reciproco interesse ad evitare lunghe ed infruttuose azioni giudiziarie che, nella migliore delle ipotesi, bloccherebbero commercialmente l’immobile sul mercato.

 BOLLO AUTO e ASSICURAZIONE RC AUTO

Seppur in alcune Regioni sia stato approvato dalla Commissione Affari generali, istituzionali e bilancio l’interruzione del pagamento del bollo auto, al momento non sembra si possa sospendere il pagamento del bollo Auto.

In assenza di specifiche disposizioni, ovviamente, anche l’obbligo assicurativo per le auto parcheggiate in luoghi pubblici non può essere interrotto.

CONTRATTI DI MUTUO

In conseguenza dell’emergenza per Coronavirus, il decreto 18 del 17 marzo 2020, all’articolo 54, prevede che tale facoltà sia estesa anche ai lavoratori autonomi e ai professionisti che auto dichiarino di avere patito, nel primo trimestre 2020, un calo di fatturato pari ad almeno il 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019.

Il richiedente deve quindi rientrare in una delle casistiche già previste dalla previgente normativa (art. 2 comma 476 della Legge 28.12.2007 n. 244 legge finanziaria 2008 in ausilio ai casi di perdita del lavoro, decesso di un familiare percettore di reddito, ecc.), oppure in quelle ampliate con la recente normativa.

Per quanto attiene alle rate di mutuo o ai pagamenti dei canoni di leasing (così come alle aperture di credito in conto corrente), le cui scadenze sono posticipate alla data del 30 settembre 2020, l’art. 56 del decreto legge, che effettivamente fa riferimento a tale data di scadenza, è espressamente dedicato alle imprese, e non al singolo consumatore.

 SCADENZA DOCUMENTI/RINNOVI

Il Decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, emanato per far fronte all’emergenza Covid-19, ha inciso sulle scadenze di atti amministrativi e autorizzazioni.

PATENTE DI GUIDA

La validità delle patenti di guida italiane scadute in data successiva al 31 gennaio 2020 (circolare M.I.T. nr. 0009209 del 19.3.2020) o in scadenza fino al 31 agosto 2020, sono state prorogate fino al 31 agosto 2020.La proroga si applica anche a quelle rilasciate da uno Stato dell’Unione Europea il cui titolare ha acquisito la residenza in Italia.

La disposizione si estende anche al certificato di idoneità alla guida (CIG) per ciclomotori.

REVISIONE VEICOLO

Per i veicoli con revisione scaduta al 17 marzo 2020 o che scade entro il 31 luglio 2020, è consentita la circolazione fino al 31 ottobre 2020 senza aver effettuato la visita di revisione;

 CARTA DI IDENTITA’

. Tutti i documenti di identità scaduti dal 17 marzo 2020 in poi sono validi fino al 31 agosto 2020. La validità ai fini dell’espatrio resta invece limitata alla data di scadenza indicata nel documento stesso.

PERMESSO DI SOGGIORNO

Tutti i certificali, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020. Quindi, tutti i permessi di soggiorno in scadenza nel periodo sopra ricompreso vengono prorogati di validità fino al 15 giugno 2020.

La domanda di rinnovo potrà essere presentata dopo il 15 giugno 2020.

MATRIMONI/FUNERALI/CELEBRAZIONI

Le restrizioni disposte da l governo, come premesso, hanno prodotto effetti negativi in ogni settore della vita sociale.Non vengono esonerati dalle misure di sicurezza le cerimonie religiose così come i funerali i matrimoni

Come noto l’organizzazione di un matrimonio necessita di una programmazione degli eventi e dei servizi che può essere effettuata anche un anno prima della data delle nozze.

In questo caso abbiamo già affrontato numerosi casi, risolvendo contenziosi con i fornitori. L’organizzazione di un matrimonio si struttura attraverso numerosi contratti che vanno dall’affitto delle location, al catering, ai servizi di trasporto, di soggiorno ecc….

Anche in questo caso intervengono i principi generali del codice civile, garantendo il rimborso delle somme versate, fatta eccezione per quelle prestazioni eventualmente già eseguite e non rimborsabili, come ad esempio inviti di nozze o lo shooting fotografico.

Quanto sopra è solo un limitato elenco di tutti i dubbi e le problematiche causate dalla situazione di crisi che ha costretto il Governo a disporre l’attuale lock down.

Sia che tu sia una impresa, o un consumatore, il consiglio è quello di esaminare fattivamente ed in modo risolutivo la problematica in quanto i provvedimenti adottati dal governo, non sono sempre in grado di risolvere una problematica, non potendo affrontare tutti i variegati profili contrattuali della nostra vita di relazione.

Per qualsivoglia chiarimento ti invitiamo a contattarci ai nostri indirizzi Studio Legale Collavini (Collavini LawFirm) Via Tibullo,10 – 00193 – Roma+ 39 (06) 83956409 e –mail info@collavinilawfirm.cominfo@salvaviaggio.com -Facebook Collavinilawfirm – linkedin Avv. Fabio Collavini

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Pagamento delle rette scolastiche per asili nido, scuole paritarie e istituti privati

Le misure restrittive adottate dal Governo per contenere il diffondersi del Covid 19 in Italia hanno creato conseguenze rilevanti sotto l’aspetto economico e delle vita di relazione.

Tra gli interventi che hanno causato maggiori problematiche c’è sicuramente quello relativo alla sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria.

In questo breve contributo ci si soffermerà maggiormente sugli effetti della disposta interruzione, con riferimento alle scuole paritarie e private dell’ infanzia ed a quelle primarie, anche in considerazione della .previsione di dover estendere tale sospensione sino a gennaio 2021 per la fascia di età da 2 a 7 anni.

Tale situazione ha determinato numerosi dubbi e quesititi, tra i quali emergono:

  1. le condizioni e le modalità di prosecuzione dell’insegnamento a distanza (c.d. DOD) per il segmento degli studenti ancora non in possesso di un autonoma formazione di base per poter accedere autonomamente a tale a nuova forma di didattica;
  2. l’obbligo di pagamento delle rette scolastiche per l’insegnamento e degli eventuali servizi accessori (mense trasferimenti attività sportive…) nell’evidenza della non fruibilità di tali servizi al segmento della scuola primaria e agli asili nido.

I due profili sono estremamente connessi, atteso che in mancanza di una specifica regolamentazione il principio generale che unilateralmente viene applicato è quello di una connessione funzionale tra la possibilità di garantire la corretta prosecuzione della formazione didattica e l’obbligo contributivo dell’alunno.

Al momento, molti Istituti scolastici privati, infatti, senza alcuna differenziazione tra età, capacità di apprendimento ed impegno didattico tra gli studenti, richiedono il regolare versamento delle rette negando la restituzione dei canoni anticipatamente versati.

E’ opinione di chi scrive che tale pretesa, oltre ad essere irrazionale, sia giuridicamente infondata.

In assenza di provvedimenti da parte del Governo o di specifiche clausole contrattuali sottoscritte con l’istituto che contengano obblighi delle famiglie  a corrispondere nel corso della obbligata sospensione dei servizi educativi il pagamento delle rette scolastiche, (condizioni queste che in ogni caso risulterebbero vessatorie e quindi nulle), la disciplina deve ricercarsi nei principi generali dell’ordinamento interno di ciascuno Stato, che disciplinano sui rapporti contrattuali con riferimento alle “cause di forza maggiore”.

Tale limitazione si ritiene valga anche con riferimento agli istituti scolastici che utilizzano la formula associativa, o no profit, che può essere vincolante solo con riferimento alla quota di associazione, ma non al pagamento della retta scolastica, allorquando determinata in modo direttamente collegato ad una specifica finalità contrattuale quale il servizio educativo e didattico ed alla frequenza fisica da parte dell’alunno nel corso dell’anno accademico.

Sotto un profilo squisitamente contrattuale, inoltre, potrebbe configurarsi anche la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta, nonché, rispetto alla oggettiva differenza dei servizi per eccessiva onerosità.

D’altro canto, quanto alle scuole dell’infanzia e della primaria di regolamentare la frequenza degli alunni non può essere disciplinata da un accordo scritto, ma esclusivamente da un pagamento di una quota di iscrizione e di una retta mensile.

Gli istituti privati, pertanto, in assenza di una regolamentazione, devono conformarsi ai principi richiamati dagli Artt. 1256, 1463 e 1464 c.c., con conseguente diritto dei consumatori ad ottenere il rimborso di quanto pagato e non usufruito a causa delle restrizioni da COVID 19, rapportata al grado di impossibilità, parziale o totale, di effettiva fruizione della prestazione scolastica.

Pertanto, quanto meno con riferimento alla scuola dell’infanzia ed a quella primaria, deve essere confermato il principio in base al quale l’interruzione della frequenza per causa di forza maggiore non possa obbligare le famiglie al pagamento delle relative rette o a non rivedersi accreditati i pagamenti già versati a tal proposito, per un servizio che, al momento, gli istituti scolastici non possono garantire.

La richiesta degli Istituti privati, di corrispondere ugualmente le quote mensili, o parte delle stesse, nell’evidenza di una impossibilità da parte degli studenti a fruirne, configurerebbe in sostanza un indebito arricchimento in capo a detti istituti, causando ingiusti disagi alla situazione patrimoniale di numerose famiglie italiane.

Tra l’altro, deve essere tenuto in debito conto, che l’eventuale inizio dell’anno accademico 2020/2021, scaglionato per fasce di età, determinerebbe l’ulteriore effetto collaterale, per coloro che hanno scelto l’istruzione privata, di essere costretti a corrispondere migliaia di euro nei mesi di settembre 2020/gennaio 2021, senza fruire dei relativi servizi.

Seppur questo sia il principio generale, quanto al segmento della scuola primaria e dell’infanzia, appare necessario esaminare più specificatamente la problematica attraverso il principio di utilizzabilità della DIDATTICA APPLICATIVA on line al fine di supplire alle misure di emergenza.

Nel Decreto “Cura Italia” seppur con specifico riferimento al segmento Universitario (art. 101, 5 comma) è previsto espressamente che, qualora siano in grado di sostituire i corsi frontali con iniziative a distanza, queste “sono valide ai fini del computo dei crediti formativi universitari, previa attività di verifica dell’apprendimento nonché ai fini dell’attestazione della frequenza obbligatoria”.

Dunque, se l’ente universitario fornisce servizi adeguati, il consumatore non può opporsi alla prosecuzione del contratto e quindi al pagamento dei relativi oneri.

Probabilmente, rifacendosi alle finalità di tale principio, gli istituti scolastici privati hanno cominciato ad adottare, indiscriminatamente per ogni fascia di età, servizi on line quale escamotage per giustificare la richiesta di pagamento dei canoni mensili per i mesi successivi a marzo 2020, contestualmente negando la dovuta restituzione di quanto eventualmente versato in anticipo da parte delle famiglie.

In tale scenario, quanto alla fascia di età 3-7 anni, l’attenzione va trasferita dal profilo contrattuale diretto a tutelare il principio restitutorio, a quello didattico, proiettato a garantire una corretta educazione scolastica e crescita formativa attraverso gli strumenti on line e dell’e-learning.

E’ di immediata percezione che, se tale via possa essere una soluzione per gli studenti universitari o per quelli delle scuole superiori, appaia gradatamente insufficiente con riferimento alle scuole elementari ed ovviamente a quelle di prime infanzia.

Doveroso, pertanto, effettuare una differenziazione in base alle fasce di età.

Mentre per gli studenti universitari e quelli liceali potrebbe essere una soluzione la prosecuzione dei programmi attraverso piattaforme dedicate on line, per gli asili nido e per le scuole di prima infanzia il sevizio scolastico – per ovvie ragioni – non potrebbe essere sostituito dalla didattica a distanza (DAD) attesa la specificità dell’età educativa.

Chiarito che per le fasce di età da 2 a 7 anni, il sistema a distanza sia “incompatibile” non avendo tali bambini una autosufficienza didattica o una idonea attenzione per sostenere ore di lezione innanzi ad uno schermo, altra valutazione, obbligatoria, è quella relativa alla metodologia delle attività a distanza ed alla specifica preparazione del corpo insegnate ad effettuare le lezioni per tempistiche prolungate su piattaforma on line.

La possibilità di garantire la formazione a distanza, il contatto con allievi e l’assegnazione di compiti a casa necessita, sia di una specifica formazione, che di adeguate attrezzature tecniche come computer, stampanti, scanner e, ovviamente, della necessità di una connessione on line costante.

In assenza di linee guida e di strumenti telematici per sostituire l’insegnamento tradizionale, è di logica conseguenza la necessità di valutare, caso per caso, la natura e la fruibilità degli strumenti di didattica a distanza, attraverso un oggettivo parametro condiviso, che parametrando i relativi costi, dia certezza della equivalenza del metodo di insegnamento “alternativo” c.d. frontale, con quello ordinario.

Ultima considerazione mutuata dagli interventi di coloro che contestano le numerose discrasie degli interventi governativi, è che, anche ove fosse garantita una didattica a distanza, tale misura di emergenza non giustificherebbe il pagamento integrale di una retta nell’evidenza di una oggettiva riduzione dei servizi scolastici.

La prestazione cui l’istituto scolastico è obbligato, non si esaurisce, infatti, nella didattica finalizzata alle ore di studio, ma viene connaturata da una serie di obbligazioni come quelle di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni.

Come noto, infatti, uno dei profili di maggiore rilievo in giurisprudenza è quello relativo all’incidenza del rapporto tra allievo e precettore, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell’ambito del quale l’insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, (da ultimo, Cass. Civ. 19 luglio 2016, n.14701).

Rapporto che con riferimento agli asili nido ed alle scuole primarie (quanto meno sino alla fascia di età 2-7 anni), come detto, verrebbe completamente azzerato dall’imposta impossibilità di accesso alle strutture scolastiche.

In sostanza il quadro è chiaro e non necessita di chissà quale approfondimento giuridico.

Mentre per le Università e le scuole superiori, l’obbligo contributivo delle rate è dovuto in misura proporzionale all’effettivo riscontro didattico a distanza ed alla funzionalità del metodo organizzativo attuato da ogni istituto per garantire l’insegnamento, per gli asili nido e la scuola primaria il rimborso delle rate scolastiche deve essere sospeso con restituzione degli importi eventualmente versati in anticipo.

Per chi volesse assistenza, lo studio legale Collavini sta dando un supporto gratuito a tutti coloro che gravati economicamente dalle conseguenze del Coronavirus, hanno bisogno di assistenza, senza necessità di ricorrere ai servizi di associazioni di consumatori che richiedono il pagamento di una quota associativa.

Avv. Fabio Collavini

Avv. Fabio Collavini

 

Avv. Fabio Collavini

Cattura (5)

Análisis de los contratos y posibles remedios Covid-19

La situación económica actual se caracteriza por una caída general de la facturación que, en muchos casos, ha provocado una paralización total de la productividad de las empresas.

El riesgo en un futuro inmediato es que las empresas no van a poder cumplir con sus obligaciones contractuales.

El estudio Collavini, en colaboración con una red de profesionales en toda Italia, ha creado un equipo sinérgico de especialistas, capaz de llevar a cabo un examen preciso y rápido de cualquier tipo de contrato para proteger y acordar variaciones en los intereses comunes de las Partes, con la finalidad de evitar la aplicación de sanciones o solicitudes de indemnización.

“Revisión de los contratos empresariales para evitar litigios innecesarios”

Nuestros especialistas examinarán los contratos firmados por la Compañía, evaluando cada perfil con la finalidad de obtener una solución operativa destinada a evitar la aplicación de sanciones y solicitudes de resarcimiento, dando prioridad a la renegociación de los mismos.

Nuestro protocolo operativo, de una duración máxima de 5 días, está dirigido a un examen rápido, práctico y sobre todo conveniente de los contratos existentes, al final del cual se emitirá una opinión sobre las soluciones prácticas y legales destinadas a resolver el problema contractual.

Avv. Grimaneza Victoria Castillo

 

Responsabilità per incidente contro un cassonetto posizionato male

Doloroso l’urto contro il cassonetto. Dolorose le ripercussioni per un centauro, che perde il controllo del proprio motoveicolo e finisce rovinosamente a terra.
Addebitabile anche a lui, a causa dell’eccessiva velocità, l’incidente verificatosi a tarda sera lungo una strada cittadina, ma evidenti sono pure le responsabilità del Comune e della società concessionaria del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani e avente la disponibilità e la custodia dei cassonetti. Decisiva la discutibile posizione sulla strada del contenitore utilizzato dai cittadini per depositare l’immondizia (Cassazione, sentenza n. 15860/19, sez. III Civile, depositata oggi)

Cassonetto. Il fattaccio risale all’estate del 1997. All’epoca, in una serata di luglio, attorno alle 23, lungo una strada di Nuoro, un uomo, alla guida del proprio motoveicolo, «incrocia un altro mezzo proveniente dal senso opposto di marcia, si accosta in prossimità del margine destro della carreggiata, e urta la spalla e il braccio destri contro un cassonetto per la raccolta dei rifiuti, posizionato, senza la prescritta segnaletica orizzontale, in posizione obliqua sulla striscia di margine della carreggiata e sporgente almeno di 40 centimetri sulla corsia di marcia da lui percorsa».
A finire sotto accusa sono il Comune e la società a cui è affidato in concessione il servizio di raccolta dei rifiuti. Per i giudici del Tribunale, però, nessuna responsabilità è addebitabile all’ente locale, anche perché «il posizionamento irregolare del cassonetto era da attribuire esclusivamente al personale dipendente dell’azienda appaltatrice del servizio pubblico», e «la presenza del cassonetto non doveva essere segnalata, dovendo esso essere posizionato in uno spazio sterrato apposito».
Consequenziale la condanna in primo grado della società, obbligata a versare alla vittima dell’incidente 367mila euro per il danno biologico e 122mila euro per il danno morale.

 

Posizione. Di parere diverso, invece, i giudici d’appello – e poi quelli di Cassazione –, i quali, innanzitutto, attestano che metà della responsabilità per l’incidente va attribuita al centauro. Il restante 50 per cento di colpa va distribuito però tra Comune e azienda, che insieme dovranno versare alla persona danneggiata 313mila euro per danno morale e 46mila euro per il danno patrimoniale.
La lettura dell’episodio proposta dalla Corte d’appello è ritenuta corretta, e quindi confermata, dai giudici della Cassazione, che respingono i ricorsi proposti rispettivamente dal Comune, dall’azienda e dal centauro.
In sostanza, non vi sono dubbi, una volta ricostruita la dinamica dell’incidente, sulla corresponsabilità dell’ente locale e della società concessionaria del servizio di raccolta dei rifiuti. Centrale la valutazione della posizione irregolare, e sporgente sulla strada, del cassonetto.

Gli effetti della prescrizione del risarcimento eccepita dall’assicurazione si estendono anche al responsabile rimasto contumace

Si riporta un articolo interessante sul recente orientamento della Coorte di CassazioneTerza Sezione della Cassazione Civile, nella sentenza 15869/19 del 13 giugno

Il caso. La Corte d’Appello di Milano aveva confermato la condanna del responsabile al risarcimento dei danni conseguenti ad un sinistro stradale e, nel contempo, confermato pure la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva ritenuto prescritto il diritto delle originarie attrici ad ottenere il risarcimento da parte della assicurazione del veicolo.

La Corte Territoriale aveva ritenuto corretta la decisione di primo grado che aveva accertato la fondatezza dell’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicurazione, fondata sul fatto che, a seguito della pronuncia di applicazione della pena su richiesta del responsabile del sinistro, il termine di prescrizione al diritto al risarcimento dei danni doveva ritenersi pari ai due anni previsti dall’art. 2947, comma 2, del codice civile.
Il Giudice di secondo grado aveva anche ritenuto che l’eccezione di prescrizione sollevata dalla sola assicurazione non potesse estendersi al responsabile rimasto contumace nel giudizio.
Il responsabile ha quindi proposto ricorso per la cassazione della sentenza, affermando l’errore della Corte d’Appello, che non aveva esteso automaticamente anche ad egli, rimasto contumace nel giudizio d’appello e quindi senza aver mai manifestato espressamente in alcun modo la volontà di rinunciare alla prescrizione del diritto al risarcimento, l’eccezione di prescrizione sollevata dalla compagnia d’assicurazione.

Orientamenti. La Terza Sezione, nell’accogliere il ricorso, ha anzitutto ricordato come sino ad oggi fossero presenti due orientamenti nella stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione:
a) secondo il più risalente, l’eccezione di prescrizione opposta da alcuni dei condebitori solidali non opera automaticamente a favore degli altri, avendo questi ultimi l’onere, al fine di potersene giovare, di farla esplicitamente e tempestivamente propria (così Cass. Civ, Terza Sezione, sentenza n. 5262/01 e, da ultimo, n.25724/14);
b) altrimenti, si era affermato che l’eccezione di prescrizione sollevata da un coobbligato solidale ha l’effetto anche a favore dell’altro (o altri) coobbligati, tutte le volte in cui la mancata estinzione del rapporto obbligatorio nei confronti degli altri possa generare effetti pregiudizievoli per il soggetto eccipiente (come nel caso dell’assicuratore per la r.c.a., coobbligato solidale con il responsabile del sinistro) nell’ipotesi in cui questi siano rimasti contumaci. Invece, laddove costituiti entrambi (assicuratore e assicurato) e uno espressamente rinunci ad eccepire la prescrizione sollevata dall’altro, ovvero nulla dica, tale comportamento avrà l’univoco significato di manifestazione (rispettivamente espressa o tacita) di rinunciare all’eccezione e contestualmente di rinuncia all’azione contrattuale nei confronti dell’assicuratore (così Cass. Civ, Terza Sezione, sentenza n. 6934/07 e da ultimo n. 9808/18).
La Terza Sezione ha ritenuto di porsi motivatamente nel solco di questo secondo, più recente, orientamento, in consonanza con il generale principio dettato in tema di obbligazioni soggettivamente complesse, vale a dire quello per cui normalmente i fatti favorevoli ai co-obbligati si comunicano, e i fatti sfavorevoli restano invece circoscritti alla sfera personale di ciascuno di essi.

 

Il principio di diritto. Pertanto la regola che dovrà seguire la Corte d’Appello sarà la seguente: «L’eccezione di prescrizione sollevata da un co-obbligato solidale ha effetto estintivo anche nei confronti dell’altro (o degli altri) co-obbligati tutte le volte in cui la mancata estinzione del rapporto obbligatorio nei confronti degli altri possa generare effetti pregiudizievoli per il soggetto eccipiente, come nel caso dell’assicuratore, co-obbligato solidale con il responsabile del sinistro, nell’ipotesi in cui quest’ultimo non si sia costituito in giudizio».
Invece, laddove entrambi (assicuratore e responsabile) siano costituiti e il responsabile rinunci espressamente ad eccepire la prescrizione in presenza di una contestuale eccezione sollevata dall’assicuratore, ovvero nulla eccepisca in corso di procedimento, tale comportamento avrà (in entrambi i casi) univoca significazione di tacita volontà di rinunciare altresì all’azione contrattuale nei confronti dell’assicuratore medesimo, e di altrettanto tacita volontà di proseguire personalmente il giudizio (magari al fine di sentir accertare la propria non colpevolezza in ordine alla responsabilità del sinistro).

Distanza minima dal confine e applicazione de principio della prevenzione