Categoria: Lavoro

rette scolastiche

Pagamento delle rette scolastiche per asili nido, scuole paritarie e istituti privati

Le misure restrittive adottate dal Governo per contenere il diffondersi del Covid 19 in Italia hanno creato conseguenze rilevanti sotto l’aspetto economico e delle vita di relazione.

Tra gli interventi che hanno causato maggiori problematiche c’è sicuramente quello relativo alla sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria.

In questo breve contributo ci si soffermerà maggiormente sugli effetti della disposta interruzione, con riferimento alle scuole paritarie e private dell’ infanzia ed a quelle primarie, anche in considerazione della .previsione di dover estendere tale sospensione sino a gennaio 2021 per la fascia di età da 2 a 7 anni.

Tale situazione ha determinato numerosi dubbi e quesititi, tra i quali emergono:

  1. le condizioni e le modalità di prosecuzione dell’insegnamento a distanza (c.d. DOD) per il segmento degli studenti ancora non in possesso di un autonoma formazione di base per poter accedere autonomamente a tale a nuova forma di didattica;
  2. l’obbligo di pagamento delle rette scolastiche per l’insegnamento e degli eventuali servizi accessori (mense trasferimenti attività sportive…) nell’evidenza della non fruibilità di tali servizi al segmento della scuola primaria e agli asili nido.

I due profili sono estremamente connessi, atteso che in mancanza di una specifica regolamentazione il principio generale che unilateralmente viene applicato è quello di una connessione funzionale tra la possibilità di garantire la corretta prosecuzione della formazione didattica e l’obbligo contributivo dell’alunno.

Al momento, molti Istituti scolastici privati, infatti, senza alcuna differenziazione tra età, capacità di apprendimento ed impegno didattico tra gli studenti, richiedono il regolare versamento delle rette negando la restituzione dei canoni anticipatamente versati.

E’ opinione di chi scrive che tale pretesa, oltre ad essere irrazionale, sia giuridicamente infondata.

In assenza di provvedimenti da parte del Governo o di specifiche clausole contrattuali sottoscritte con l’istituto che contengano obblighi delle famiglie  a corrispondere nel corso della obbligata sospensione dei servizi educativi il pagamento delle rette scolastiche, (condizioni queste che in ogni caso risulterebbero vessatorie e quindi nulle), la disciplina deve ricercarsi nei principi generali dell’ordinamento interno di ciascuno Stato, che disciplinano sui rapporti contrattuali con riferimento alle “cause di forza maggiore”.

Tale limitazione si ritiene valga anche con riferimento agli istituti scolastici che utilizzano la formula associativa, o no profit, che può essere vincolante solo con riferimento alla quota di associazione, ma non al pagamento della retta scolastica, allorquando determinata in modo direttamente collegato ad una specifica finalità contrattuale quale il servizio educativo e didattico ed alla frequenza fisica da parte dell’alunno nel corso dell’anno accademico.

Sotto un profilo squisitamente contrattuale, inoltre, potrebbe configurarsi anche la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta, nonché, rispetto alla oggettiva differenza dei servizi per eccessiva onerosità.

D’altro canto, quanto alle scuole dell’infanzia e della primaria di regolamentare la frequenza degli alunni non può essere disciplinata da un accordo scritto, ma esclusivamente da un pagamento di una quota di iscrizione e di una retta mensile.

Gli istituti privati, pertanto, in assenza di una regolamentazione, devono conformarsi ai principi richiamati dagli Artt. 1256, 1463 e 1464 c.c., con conseguente diritto dei consumatori ad ottenere il rimborso di quanto pagato e non usufruito a causa delle restrizioni da COVID 19, rapportata al grado di impossibilità, parziale o totale, di effettiva fruizione della prestazione scolastica.

Pertanto, quanto meno con riferimento alla scuola dell’infanzia ed a quella primaria, deve essere confermato il principio in base al quale l’interruzione della frequenza per causa di forza maggiore non possa obbligare le famiglie al pagamento delle relative rette o a non rivedersi accreditati i pagamenti già versati a tal proposito, per un servizio che, al momento, gli istituti scolastici non possono garantire.

La richiesta degli Istituti privati, di corrispondere ugualmente le quote mensili, o parte delle stesse, nell’evidenza di una impossibilità da parte degli studenti a fruirne, configurerebbe in sostanza un indebito arricchimento in capo a detti istituti, causando ingiusti disagi alla situazione patrimoniale di numerose famiglie italiane.

Tra l’altro, deve essere tenuto in debito conto, che l’eventuale inizio dell’anno accademico 2020/2021, scaglionato per fasce di età, determinerebbe l’ulteriore effetto collaterale, per coloro che hanno scelto l’istruzione privata, di essere costretti a corrispondere migliaia di euro nei mesi di settembre 2020/gennaio 2021, senza fruire dei relativi servizi.

Seppur questo sia il principio generale, quanto al segmento della scuola primaria e dell’infanzia, appare necessario esaminare più specificatamente la problematica attraverso il principio di utilizzabilità della DIDATTICA APPLICATIVA on line al fine di supplire alle misure di emergenza.

Nel Decreto “Cura Italia” seppur con specifico riferimento al segmento Universitario (art. 101, 5 comma) è previsto espressamente che, qualora siano in grado di sostituire i corsi frontali con iniziative a distanza, queste “sono valide ai fini del computo dei crediti formativi universitari, previa attività di verifica dell’apprendimento nonché ai fini dell’attestazione della frequenza obbligatoria”.

Dunque, se l’ente universitario fornisce servizi adeguati, il consumatore non può opporsi alla prosecuzione del contratto e quindi al pagamento dei relativi oneri.

Probabilmente, rifacendosi alle finalità di tale principio, gli istituti scolastici privati hanno cominciato ad adottare, indiscriminatamente per ogni fascia di età, servizi on line quale escamotage per giustificare la richiesta di pagamento dei canoni mensili per i mesi successivi a marzo 2020, contestualmente negando la dovuta restituzione di quanto eventualmente versato in anticipo da parte delle famiglie.

In tale scenario, quanto alla fascia di età 3-7 anni, l’attenzione va trasferita dal profilo contrattuale diretto a tutelare il principio restitutorio, a quello didattico, proiettato a garantire una corretta educazione scolastica e crescita formativa attraverso gli strumenti on line e dell’e-learning.

E’ di immediata percezione che, se tale via possa essere una soluzione per gli studenti universitari o per quelli delle scuole superiori, appaia gradatamente insufficiente con riferimento alle scuole elementari ed ovviamente a quelle di prime infanzia.

Doveroso, pertanto, effettuare una differenziazione in base alle fasce di età.

Mentre per gli studenti universitari e quelli liceali potrebbe essere una soluzione la prosecuzione dei programmi attraverso piattaforme dedicate on line, per gli asili nido e per le scuole di prima infanzia il sevizio scolastico – per ovvie ragioni – non potrebbe essere sostituito dalla didattica a distanza (DAD) attesa la specificità dell’età educativa.

Chiarito che per le fasce di età da 2 a 7 anni, il sistema a distanza sia “incompatibile” non avendo tali bambini una autosufficienza didattica o una idonea attenzione per sostenere ore di lezione innanzi ad uno schermo, altra valutazione, obbligatoria, è quella relativa alla metodologia delle attività a distanza ed alla specifica preparazione del corpo insegnate ad effettuare le lezioni per tempistiche prolungate su piattaforma on line.

La possibilità di garantire la formazione a distanza, il contatto con allievi e l’assegnazione di compiti a casa necessita, sia di una specifica formazione, che di adeguate attrezzature tecniche come computer, stampanti, scanner e, ovviamente, della necessità di una connessione on line costante.

In assenza di linee guida e di strumenti telematici per sostituire l’insegnamento tradizionale, è di logica conseguenza la necessità di valutare, caso per caso, la natura e la fruibilità degli strumenti di didattica a distanza, attraverso un oggettivo parametro condiviso, che parametrando i relativi costi, dia certezza della equivalenza del metodo di insegnamento “alternativo” c.d. frontale, con quello ordinario.

Ultima considerazione mutuata dagli interventi di coloro che contestano le numerose discrasie degli interventi governativi, è che, anche ove fosse garantita una didattica a distanza, tale misura di emergenza non giustificherebbe il pagamento integrale di una retta nell’evidenza di una oggettiva riduzione dei servizi scolastici.

La prestazione cui l’istituto scolastico è obbligato, non si esaurisce, infatti, nella didattica finalizzata alle ore di studio, ma viene connaturata da una serie di obbligazioni come quelle di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni.

Come noto, infatti, uno dei profili di maggiore rilievo in giurisprudenza è quello relativo all’incidenza del rapporto tra allievo e precettore, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell’ambito del quale l’insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, (da ultimo, Cass. Civ. 19 luglio 2016, n.14701).

Rapporto che con riferimento agli asili nido ed alle scuole primarie (quanto meno sino alla fascia di età 2-7 anni), come detto, verrebbe completamente azzerato dall’imposta impossibilità di accesso alle strutture scolastiche.

In sostanza il quadro è chiaro e non necessita di chissà quale approfondimento giuridico.

Mentre per le Università e le scuole superiori, l’obbligo contributivo delle rate è dovuto in misura proporzionale all’effettivo riscontro didattico a distanza ed alla funzionalità del metodo organizzativo attuato da ogni istituto per garantire l’insegnamento, per gli asili nido e la scuola primaria il rimborso delle rate scolastiche deve essere sospeso con restituzione degli importi eventualmente versati in anticipo.

Per chi volesse assistenza, lo studio legale Collavini sta dando un supporto gratuito a tutti coloro che gravati economicamente dalle conseguenze del Coronavirus, hanno bisogno di assistenza, senza necessità di ricorrere ai servizi di associazioni di consumatori che richiedono il pagamento di una quota associativa.

Avv. Fabio Collavini

Avv. Fabio Collavini

 

Avv. Fabio Collavini

Sospensione del canone di locazione dovuto al Coronavirus.

Nonostante il generale blocco economico dovuto alla pandemia (coronavirus)logonuovoweb, il Governo italiano non ha formalmente previsto la sospensione dei canoni di locazione con riferimento agli immobili ad uso abitativo, né a ben leggere di quelli destinati ad uso diverso.

L’unico intervento regolatore, infatti, è stato rivolto agli immobili utilizzati come negozi o botteghe.

L’art. 65, d.l. n. 18/2020 (c.d. Cura Italia), in particolare, si limita a prevedere in favore del conduttore un credito di imposta pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1– Negozi e botteghe.

Tale vantaggio fiscale, è ovviamente, previsto solo nel caso i canoni siano effettivamente pagati.

L’art. 91 di tale decreto, inquadrando la situazione di emergenza da Covid 19, introduce due importanti principi:

Il primo relativo alla responsabilità del debitore ai sensi dell’art 1218 c.c. e 1223 c.c. in tale scenario l’art. 91 ha giustificato il ritardo nel pagamento del canone escludendo che lo stesso sia qualificato come responsabilità del debitore, anche ai fini dell’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse  a ritardati o omessi adempimenti.

Importante applicazione di tale principio potrebbe trovare approdo per giustificare il ritardato o mancato adempimento da parte dell’impresa nei contratti di appalto, per esempio per sospensione unilaterale dei cantieri a causa delle difficoltà di garantire la sicurezza dei lavoratori o di organizzare l’azienda o difficoltà di reperire strutture alberghiere o vitto in caso di trasferte ecc….)

Unico riferimento agli immobili ad uso abitativo è previsto nell’Art. 103, comma 6, d.l. n. 18/2020 in base al quale l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020. 

Pertanto, non è stata consentita nessuna sospensione.

Nonostante l’obbligo dei conduttori di continuare a pagare regolarmente il canone, è, in ogni caso, altamente consigliabile raggiungere un accordo temporaneo o di rinegoziazione dei canoni in linea con l’attuale scenario economico, al fine di un reciproco interesse ad evitare lunghe ed infruttuose azioni giudiziarie che, nella migliore delle ipotesi, bloccherebbero commercialmente l’immobile sul mercato.

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Análisis de los contratos y posibles remedios Covid-19

La situación económica actual se caracteriza por una caída general de la facturación que, en muchos casos, ha provocado una paralización total de la productividad de las empresas.

El riesgo en un futuro inmediato es que las empresas no van a poder cumplir con sus obligaciones contractuales.

El estudio Collavini, en colaboración con una red de profesionales en toda Italia, ha creado un equipo sinérgico de especialistas, capaz de llevar a cabo un examen preciso y rápido de cualquier tipo de contrato para proteger y acordar variaciones en los intereses comunes de las Partes, con la finalidad de evitar la aplicación de sanciones o solicitudes de indemnización.

“Revisión de los contratos empresariales para evitar litigios innecesarios”

Nuestros especialistas examinarán los contratos firmados por la Compañía, evaluando cada perfil con la finalidad de obtener una solución operativa destinada a evitar la aplicación de sanciones y solicitudes de resarcimiento, dando prioridad a la renegociación de los mismos.

Nuestro protocolo operativo, de una duración máxima de 5 días, está dirigido a un examen rápido, práctico y sobre todo conveniente de los contratos existentes, al final del cual se emitirá una opinión sobre las soluciones prácticas y legales destinadas a resolver el problema contractual.

Avv. Grimaneza Victoria Castillo

 

COVID -19 Necessaria la disamina dei contratti in essere

SAMSUNG CAMERA PICTURES
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L’attuale situazione economica è caratterizzata da un generale calo dei fatturati che in molti casi hanno causato il blocco totale della produttività delle aziende.
Il rischio che nell’immediato futuro è che le imprese non potranno più fare fronte alle proprie obbligazioni contrattuali.
Lo studio Collavini, in collaborazione con un network di professionisti in tutta Italia, ha creato un Team sinergico di specialisti, in grado svolgere un accurato e veloce esame di qualsiasi tipo di contratto allo scopo di tutelare e concordare variazioni nel comune interessi delle Parti, così da evitare l’applicazione di penali o richieste di indennizzi.I nostri specialisti esamineranno i contratti sottoscritti dalla Società valutandone ogni profilo nell’interesse di una soluzione operativa diretta ad evitare l’applicazione di penali e richieste di indennizzi, dando priorità alla rinegoziazione degli stessi.
Il nostro protocollo operativo della durata massima di 5 giorni è finalizzato ad uno screening veloce, pratico e soprattutto economico dei contratti in essere, all’esito del quale verrà rilasciato un parere sui rimedi pratici e giuridici diretti alla risoluzione della problematica contrattuale.

Il patto di non concorrenza del lavoratore subordinato

“Il patto di non concorrenza”è il contratto a prestazioni corrispettive che viene stipulato solitamente al momento dell’assunzione del lavoratore, nel corso del rapporto di lavoro o dopo la relativa cessazione (Cass. civ. SS. UU. 10 aprile 1965, n. 630) ed è finalizzato a tutelare il datore di lavoro successivamente alla conclusione del rapporto.

Ai sensi dell’art. 2125 c.c. tale contratto deve avere forma scritta e deve prevedere un corrispettivo oltre a specifiche caratteristiche relative all’oggetto e al territorio di applicazione. La sua durata seppur discrezionale non può superare i 3 anni salvo la sue estensione a 5 anni per incarichi dirigenziali.

Seppur apparentemente semplice, la redazione di un patto di non concorrenza deve avere delle specifiche caratteristiche applicative atteso che in giurisprudenza è oramai principio radicato che per non essere affetto da nullità tale patto non deve impedire totalmente al lavoratore di svolgere attività nel settore in cui ha terminato la propria precedente attività lavorative. L’oggetto del patto di non concorrenza può includere qualsiasi attività in concorrenza con quella del datore di lavoro, a prescindere dalle attività svolte e dalle specifiche competenze o informazioni acquisite dal dipendente non solo nel territorio italiano ma anche in quello europeo atteso che nell’attuale sistema economico sarebbe troppo limitativi limitare al solo territorio nazionale un eventuale compressione della libertà d’azione del lavoratore.

Attualmente ai fini della valutazione della estensione oltre i limiti europei appare interessante il principio per cui nella redazione del patto deve essere data specifica importanza alla proporzionalità degli elementi dello stesso e l’ estensione territoriale.

Medesimo principio valutativo serve anche per la valutazione del compenso che deve essere costituito da un importo (determinato o determinabile fin dalla stipulazione del patto) parametrato proporzionalmente alla retribuzione annua del lavoratore al momento della cessazione del rapporto e pagato successivamente ad essa, nonchè all’estensione territoriale, della durata e dell’oggetto.