Il patto di non concorrenza del lavoratore subordinato

“Il patto di non concorrenza”è il contratto a prestazioni corrispettive che viene stipulato solitamente al momento dell’assunzione del lavoratore, nel corso del rapporto di lavoro o dopo la relativa cessazione (Cass. civ. SS. UU. 10 aprile 1965, n. 630) ed è finalizzato a tutelare il datore di lavoro successivamente alla conclusione del rapporto.

Ai sensi dell’art. 2125 c.c. tale contratto deve avere forma scritta e deve prevedere un corrispettivo oltre a specifiche caratteristiche relative all’oggetto e al territorio di applicazione. La sua durata seppur discrezionale non può superare i 3 anni salvo la sue estensione a 5 anni per incarichi dirigenziali.

Seppur apparentemente semplice, la redazione di un patto di non concorrenza deve avere delle specifiche caratteristiche applicative atteso che in giurisprudenza è oramai principio radicato che per non essere affetto da nullità tale patto non deve impedire totalmente al lavoratore di svolgere attività nel settore in cui ha terminato la propria precedente attività lavorative. L’oggetto del patto di non concorrenza può includere qualsiasi attività in concorrenza con quella del datore di lavoro, a prescindere dalle attività svolte e dalle specifiche competenze o informazioni acquisite dal dipendente non solo nel territorio italiano ma anche in quello europeo atteso che nell’attuale sistema economico sarebbe troppo limitativi limitare al solo territorio nazionale un eventuale compressione della libertà d’azione del lavoratore.

Attualmente ai fini della valutazione della estensione oltre i limiti europei appare interessante il principio per cui nella redazione del patto deve essere data specifica importanza alla proporzionalità degli elementi dello stesso e l’ estensione territoriale.

Medesimo principio valutativo serve anche per la valutazione del compenso che deve essere costituito da un importo (determinato o determinabile fin dalla stipulazione del patto) parametrato proporzionalmente alla retribuzione annua del lavoratore al momento della cessazione del rapporto e pagato successivamente ad essa, nonchè all’estensione territoriale, della durata e dell’oggetto.

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