Applicabile il saggio degli interessi legali soltanto se la lite ha ad oggetto l’inadempimento di un accordo contrattuale

Il caso. Veniva proposto ricorso, dinanzi alla Corte di Appello di Ancona, nei confronti del Ministero della Giustizia, al fine di ottenere il riconoscimento di un equo indennizzo per l’eccessiva durata di un procedimento giudiziario avviato dinanzi al Tribunale di Ravenna. La domanda dei ricorrenti veniva accolta. Avverso il decreto emesso i consorti proponevano opposizione e la Corte d’Appello accoglieva parzialmente la loro impugnazione, confermando la congruità della somma riconosciuta ma disponendo che gli interessi di mora decorressero dalla domanda e fossero liquidati al tasso ex art. 1284, comma 4, c.c..
Avverso la decisione della Corte anconetana,il Ministero di Giustizia proponeva ricorso per Cassazione, sulla base di due motivi. I consorti resistevano in giudizio con controricorso.

 

Motivi di impugnazione. Il Ministero, con il primo motivo di ricorso, denunzia la nullità del decreto emesso dalla Corte marchigiana poiché questa non avrebbe rilevato che il ricorso in opposizione era stato proposto quando il termine perentorio previsto dall’art. 5 ter della l. n. 89/2001 era già spirato. Con il secondo motivo, invece, il Ministero lamentava la falsa applicazione della disposizione contenuta nel comma 4 dell’art. 1284 c.c. – introdotta con d.l. n. 132/2014 -, in quanto la Corte d’Appello di Ancora aveva espressamente riconosciuto che, sulla somma capitale dovuta ai consorti, si applicassero gli interessi legali al tasso stabilito in tale disposizione.

 

Osservazioni della Corte di Cassazione. I Supremi Giudici, in merito al primo motivo di doglianza, ritengono la censura sollevata priva di fondamento poiché il ricorso in opposizione proposto risultava pervenuto per via telematica alla Cancelleria entro il termine previsto dalla legge. Il secondo motivo di doglianza, invece, viene ritenuto fondato. La Corte di Cassazione evidenzia come il Collegio anconetano abbia argomentato la propria opzione interpretativa osservando come la lettera della norma non ponga alcun limite all’applicazione degli interessi commerciali, correlando la debenza di tale saggio di interesse al solo avvio della lite giudiziale. Ad avviso dei Supremi Giudici della legittimità, tuttavia, il dato testuale della norma risulta dissonante rispetto all’opzione interpretativa data dalla Corte territoriale. Per interpretare correttamente la portata applicativa della norma contenuta nel comma 4 dell’art. 1284 c.c. occorre soffermarsi sull’incipit dell’espressione in essa contenuta «Se le parti non ne hanno determinato la misura…».
Orbene, mentre i resistenti sostengono che detta clausola abbia il solo scopo di far salvo l’ambito di autonomia delle parti, la Suprema Corte, invece, ritiene che questo incipit abbia la funzione di delimitare l’ambito di applicabilità della norma correlandola ad un ben determinato tipo di obbligazioni pecuniarie, ossia quelle che trovano la loro fonte generica nel contratto. Più precisamente, ad avviso dei giudici della legittimità, la norma di cui al comma 4 dell’art. 1284 c.c. disciplina il saggio degli interessi legali applicato a seguito di avvio di lite sia giudiziale che arbitrale però in correlazione ad obbligazione pecuniaria che trova la sua fonte in un contratto stipulato tra le parti, anche se afferenti ad obbligo restitutorio. Invece, con riguardo alle obbligazioni pecuniarie derivanti dalle altre fonti indicate nell’art. 1173 c.c., detta disciplina non risulta applicabile in quanto non è possibile ipotizzare, neppure in astratto, un previo accordo tra le parti interessate circa il saggio di interesse o le conseguenze dell’inadempimento. Nel caso di specie, l’obbligazione indennitaria, dovuta dallo Stato per l’eccessiva durata di un procedimento giudiziale ai sensi della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, non può essere determinata, per la stessa strutturazione della disposizione legislativa che la prevede, che a seguito dell’apposito procedimento giudiziario. Pertanto non è ipotizzabile per le parti disciplinare pattiziamente le conseguenze dell’inadempimento.

 

Conclusione. La Seconda Sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza in oggetto, considera privo di fondamento giuridico il primo motivo di ricorso e, quindi, lo rigetta, mentre accoglie il secondo. I Giudici supremi cassano il decreto impugnato ed escludono l’applicazione nel caso de quo dell’art. 1284, comma 4, c.c., rimanendo applicabile il saggio d’interesse previsto dal comma 1 dello stesso articolo. Le spese dell’intero procedimento vengono compensate integralmente tra le parti

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