LA CITTADINANZA ITALIANA IUS SANGUINIS: VIA AMMINISTRATIVA O GIUDIZIARIA?

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Molti sono i cittadini stranieri da ceppo italiano che hanno interesse ad essere riconosciuti cittadini italiani. La richiesta della cittadinanza italiana ius sanguinis viene effettuata principalmente da cittadini con discendenza italiana proveniente da Paesi come gli Stati Uniti, Canada, il Brasile, Argentina, Venezuela, Messico, Uruguay e Perù che sono stati in passato territori di emigrazione per migliaia di italiani.

Chi può rivendicare il diritto alla cittadinanza italiana per discendenza? In Italia, per l’acquisto della cittadinanza vige il principio dello ius sanguinis. L’art. 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante “Nuove norme sulla cittadinanza” prevede infatti che: “è cittadino per nascita il figlio di madre o padre italiani”. Lo status di cittadino si trasmette, dunque per l’essere nato da cittadino o cittadina italiano (a). L’articolo recepisce in pieno il principio di parità tra uomo e donna per quanto attiene alla trasmissione dello status civitatis.

Il principio dello ius solis è previsto solo in via residuale o eccezionale.

La normativa in materia non prevede l’unicità della cittadinanza italiana. I figli di italiani nati all’estero che avevano acquisito la cittadinanza del luogo di nascita hanno il diritto di conservare la cittadinanza italiana acquisita alla nascita.

L’ordinamento italiano sulla cittadinanza, a differenza di altri, non pone limiti alla trasmissione della cittadinanza. Infatti, tale diritto costituisce uno status permanente ed imprescrittibile, salva l’estinzione per rinuncia.

La cittadinanza può essere trasmessa o per via paterna o per via materna.

Fermo restando il diritto alla cittadinanza in quanto figli nati da madre o padre italiano, ai fini pratici sarà importante capire da quale linea si provenga (paterna o materna).

Vediamo nel dettaglio i tipi di cittadinanza ius sanguinis previsti dalla legge a seconda se nati da uomo cittadino italiano (via paterna) o da donna cittadina italiana (via materna). Tale differenziazione è fondamentale in quanto a seconda della linea da cui si discende scatta una differente procedura per la richiesta della cittadinanza ed eventuali rimedi in caso di rigetto.

Tale differenziazione è stata introdotta con la legge 555/1912 “Disposizioni sulla cittadinanza italiana” che all’art. 1 confermava il principio del riconoscimento della cittadinanza italiana solo per derivazione paterna al figlio del cittadino italiano. Veniva previsto, infatti, che in caso di matrimonio di donna italiana con cittadino straniero, la stessa perdeva automaticamente la cittadinanza, anche senza una dichiarazione espressa (art. 10). La trasmissione della cittadinanza italiana ius sanguinis veniva interrotta per i discendenti da donna italiana coniugata con cittadino straniero attesa la perdita della cittadinanza italiana di quest’ultima (e l’acquisizione automatica della cittadinanza del marito).

Questa situazione è rimasta invariata anche con l’adozione della Costituzione Italiana del 1948 che, nonostante, prevedesse la parità tra uomo e donna non ha modificato la legge sulla cittadinanza.

Si è dovuto attendere gli anni Settanta per cambiare tale situazione. Con sentenza del 16/04/1975, n. 87 della Corte costituzionale è giunta la prima dichiarazione di l’incostituzionalità della l. 555/1912, in quanto stabiliva la perdita della cittadinanza da parte della donna che si univa in matrimonio con un cittadino straniero, violando il principio costituzionale di uguaglianza tra uomo e donna. Successivamente, con sentenza del 09/02/1983, n. 30 della Corte costituzionale si dichiarava l’illegittimità costituzionale della legge 555/1912 per violazione degli artt. 3 e 29 della costituzione italiana.

Con tali pronunzie è cambiato completamente il quadro normativo sulla cittadinanza italiana per discendenza dando accesso anche ai discendenti italiani per via materna al riconoscimento della cittadinanza in una condizione di parità rispetto a quella dei discendenti per via paterna.

Tali pronunce sono state poi recepite dalla L. 123/83 e l’attuale legge sulla cittadinanza, L. 91/92, confermando dunque che la cittadinanza italiana si trasmette sia per linea materna che per linea paterna.

La strada da intraprendere per l’acquisizione della cittadinanza via materna dipende dalle seguenti condizioni:

  • I discenti da donna italiana coniugata con cittadino straniero nati dopo il 1948, in quanto titolari di un “diritto soggettivo” possono richiede la cittadinanza italiana per via amministrativa (Comune o Consolato/Ambasciata italiana all’estero).
  • I figli nati da donna italiana sposata con cittadino straniero prima del 1948 sono titolari di un “interesse oggettivo” e possono richiedere la cittadinanza italiana per la via giudiziaria (Tribunale civile Roma).

Come abbiamo avuto modo di vedere, seppur brevemente, la normativa sulla cittadinanza italiana ius sanguinis ha degli aspetti che necessitano di una adeguata preparazione ed specializzazione al fine di meglio orientare chi ha interesse ad essere riconosciuto cittadino italiano.

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