La Cittadinanza italiana: Via materna o paterna? Brevi cenni sulla strada da intraprendere

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Come abbiamo avuto modo di vedere nell’articolo precedente, la cittadinanza italiana per discendenza può essere trasmessa per via materna o via paterna. Tale differenziazione è fondamentale ai fini di stabilire la competenza dell’autorità italiana che verrà investita della procedura.

Nella via paterna, chi rivendica il diritto di cittadinanza  dovrà provare che la discendenza, in ogni passaggio generazionale, è passata da padre italiano, senza interruzioni. In questi casi la competenza è dell’autorità amministrativa.

Nella via materna, al fine di stabilire la competenza bisogna fare capo a due criteri temporali: prima e dopo il 1948 (adozione della Costituzione italiana). Dunque, se i discendenti da donna italiana coniugata con cittadino straniero sono nati dopo il 01/01/1948 dovranno fare la richiesta per via amministrativa, altrimenti dovranno ricorrere al giudice ordinario.

Il riconoscimento per via amministrativa

La cittadinanza italiana ius sanguinis per via paterna e per via materna (per i figli nati dopo il 1948) può essere richiesta in via amministrativa. I requisiti e le procedure vengono previsti dalla Circolare del Ministero dell’Interno K.28.1 dell’8 aprile 1991.

In caso di residenza all’estero la richiesta dovrà essere inoltrata all’autorità diplomatica italiana nel paese di residenza. In caso di residenza in Italia la richiesta dovrà essere presentata al Comune di residenza anagrafica.

Per la verifica della trasmissione della cittadinanza si fa un procedimento a ritroso, individuando la trasmissione della cittadinanza in ogni generazione. Le condizioni si basano su due presupposti:

1) la dimostrazione della discendenza da avo italiano che non abbia fatto rinuncia della cittadinanza italiana;

2)  l’ininterrotta trasmissione dall’avo sino al richiedente.

Il riconoscimento della cittadinanza opera ex lege essendo il provvedimento amministrativo di natura meramente cognitiva.

Il riconoscimento per via giudiziaria

I discendenti da donna italiana nati prima del 01 gennaio 1948 dovranno adire il Tribunale Civile di Roma. A tal fine si dovrà depositare ricorso allegando la documentazione attestante la trasmissione senza interruzioni della cittadinanza italiana dall’ava emigrata sino al richiedente, nonché la mancata perdita della cittadinanza italiana per rinuncia espressa dall’ava sino al richiedente.

Il procedimento segue il rito di sommaria cognizione, con ricorso ex art. 702 bis, con tempistiche dunque piuttosto contenute che possono variare da 12 a 18 mesi.

Tale procedimento non prevede la presenza del richiedente in Italia che potrà rimanere all’estero. È necessaria tuttavia una procura speciale.

La documentazione attestante la discendenza dovrà essere “perfetta” dal punto di vista sia della ricostruzione documentale della trasmissione della cittadinanza ( i nomi e cognomi debbono essere riportati correttamente) che della traduzione e legalizzazione (apostilla).

Le waiting list per via paterna e l’apertura alla via giurisdizionale

Negli ultimi 20 anni, l’elevato numero di richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana presso le rappresentanze diplomatiche/consolari italiane all’estero hanno determinato un’altra problematica: un ritardo eccessivo nelle procedure di riconoscimento per la via amministrativa.

Le liste di attesa in alcuni Consolati (quelli più intasati sono quelli del Brasile, Stati Uniti, Argentina) possono essere anche da 10/12 anni, con grave pregiudizio per chi ha diritto di vedersi riconosciuto lo status di cittadino italiano.

Al fine di tutelare fare fronte alla tale problematica, si sta facendo avanti un orientamento giurisprudenziale presso il Tribunale di Roma con il quale si afferma che, anche se non vi è contraddittorio sul diritto alla cittadinanza in quanto diritto soggettivo, sussiste tuttavia pienamente “l’interesse ad agire” in via giudiziale quale unica possibilità per l’acquisizione della cittadinanza. Quello che darebbe accesso alla via giudiziale è, infatti, l’inazione dei Consolati italiani all’estero che non garantirebbero un pieno esercizio del diritto alla cittadinanza italiana per i discendenti da avo italiano.

Ricapitolando, mentre per i discendenti di avi italiani per via materna l’unica via percorribile è quella giudiziale, per i discendenti di avi italiani per via paterna, in quanto titolari di un diritto soggettivo (non oggetto di contestazione) la via da percorrere per l’ottenimento della cittadinanza è quella amministrativa. Tuttavia, nel caso di ritardi prolungati da parte delle autorità consolari, si paleserebbe l’interesse ad agire in via giudiziale. Tale possibilità scaturisce dal fatto che l’Amministrazione è tenuta a rispettare il termine previsto per legge e che l’incertezza in ordine alla definizione della richiesta di riconoscimento e dunque il decorso di un lasso di tempo irragionevole equivale ad un diniego che giustifica il ricorso alla tutela giurisdizionale (T. Roma, sent. 17 aprile 2018).

Quest’ultima possibilità non può sicuramente diventare una prassi ma può rappresentare una valida alternativa per le migliaia di cittadini “italiani” in attesa di riconoscimento. In tali casi è necessario agire con molta cautela, analizzando il caso concreto al fine di meglio tutelare gli interessi di chi rivendica la cittadinanza per non incorrere in inammissibilità/rigetti da parte dell’autorità giudiziaria.

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Avv. Grimaneza Victoria Castillo
Studio legale Collavini Lawfirm
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